Non sono musicalmente una grandissima fan dei Sigur Rós, lo ammetto, ma lo sono dei loro video, fin dalle prime collaborazioni con Floria Sigismondi.
In occasione della pubblicazione del nuovo disco, Valtari, la band islandese ha portato la propria attenzione per la parte visiva a un livello ulteriore, affidando ciascuna delle 12 canzoni presenti nell'album a un artista (tra cui anche Ragnar Kjartansson) o un videomaker.
Proprio ieri ha visto la luce le terza creatura di questo esperimento, diretta da Alma Har'el. Un'incredibile composizione di lirismo e psichedelia, danza contemporanea e violenza, sospensione, sensualità, apnea.
(Sì, c'è anche Shia LaBoeuf nudo, ma credo proprio che quella sia la cosa meno rilevante).
* che poi altro non è che la traduzione del titolo del brano.
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19 giugno, 2012
19 aprile, 2012
Passano gli anni, ma 21 son lunghi, e quei ragazzi ne han fatta di strada
Sono passate solo poche dal prima avvistamento di un hashtag sibillino sulla pagina Facebook dei Blur: #blur21 (no, non mi sto confondendo, proprio un hashtag, e proprio su Facebook).
Il significato è stato presto svelato: sono passati 21 anni dalla pubblicazione di Leisure (Quant'è bella giovinezza, che si fugge tuttavia!).
Per festeggiare l'insolito giubileo, un regalo annunciato da tempo e britannicamente arrivato alla scoccare della mezzanotte del d-day; che però, non nascondo, al momento mi lascia alquanto insoddisfatta - sarà che ho aspettato sveglia di scoprire cosa fosse.
Un video. Un minuto e 55 di immagini di repertorio, che avrei potuto tranquillamente comporre con tutto il materiale che ho raccolto sulla band negli anni della mia (eterna) adolescenza.
'Lovingly compiled by Blur just for you… A treasure trove of Blur material, beautifully packaged in one box. It's been over a year in the making and team Blur are very proud of it.', ci informano dalla regia.
E allora, per voi, #blur21
Ps. La sorpresa c'è. Alla fine.
UPDATE - THE MORNING AFTER:
It's over. L'ha detto chiaramente Damon Albarn qui. E un box set dei 21 anni non ha nessun senso, se non quello di mettere un grande punto. Full stop. I knew it would end this way.
Il significato è stato presto svelato: sono passati 21 anni dalla pubblicazione di Leisure (Quant'è bella giovinezza, che si fugge tuttavia!).
Per festeggiare l'insolito giubileo, un regalo annunciato da tempo e britannicamente arrivato alla scoccare della mezzanotte del d-day; che però, non nascondo, al momento mi lascia alquanto insoddisfatta - sarà che ho aspettato sveglia di scoprire cosa fosse.
Un video. Un minuto e 55 di immagini di repertorio, che avrei potuto tranquillamente comporre con tutto il materiale che ho raccolto sulla band negli anni della mia (eterna) adolescenza.
'Lovingly compiled by Blur just for you… A treasure trove of Blur material, beautifully packaged in one box. It's been over a year in the making and team Blur are very proud of it.', ci informano dalla regia.
E allora, per voi, #blur21
Ps. La sorpresa c'è. Alla fine.
UPDATE - THE MORNING AFTER:
It's over. L'ha detto chiaramente Damon Albarn qui. E un box set dei 21 anni non ha nessun senso, se non quello di mettere un grande punto. Full stop. I knew it would end this way.
14 marzo, 2012
Tamer Visions
Quando ho incontrato Jesse Tabish, prima del debutto italiano degli Other Lives al Tunnel di Milano, abbiamo parlato anche di cinema.
Mi ha raccontato che la cosa che maggiormente avrebbe voluto sarebbe stato riuscire a creare un'opera totale e sinestetica, in cui musica e visioni riuscissero a completarsi come nelle collaborazioni tra Godfrey Reggio e Philip Glass, nelle pellicole di Stanley Kubrick o anche, più recentemente, come in "The Tree of Life".
Dopo aver visto questo video, appena uscito, realizzato per la piattaforma di Minneapolis "City of Music", credo proprio che il desiderio del leader della band di Stillwater sia stato magistralmente esaudito.
Mi ha raccontato che la cosa che maggiormente avrebbe voluto sarebbe stato riuscire a creare un'opera totale e sinestetica, in cui musica e visioni riuscissero a completarsi come nelle collaborazioni tra Godfrey Reggio e Philip Glass, nelle pellicole di Stanley Kubrick o anche, più recentemente, come in "The Tree of Life".
Dopo aver visto questo video, appena uscito, realizzato per la piattaforma di Minneapolis "City of Music", credo proprio che il desiderio del leader della band di Stillwater sia stato magistralmente esaudito.
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